Comitato Castelcrescente

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lunedì 4 luglio 2011

Non Facciamoci Censurare

Pubblicato il: 28 Giugno 2011
Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra 2 giorni un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere. Fra 2 giorni l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!
http://www.avaaz.org

giovedì 23 giugno 2011

SORGEAQUA E GEOVEST, PUBBLICHE E PARTECIPATE

I Comuni di Finale Emilia, Nonantola e Ravarino, soci di SorgeAqua e Geovest, ritirino le delibere con cui nel dicembre scorso hanno approvato la privatizzazione delle società per la gestione del servizio idrico e del ciclo dei rifiuti, e sospendano la messa a gara del 40% delle due società avviate pochi giorni prima del referendum. I Comuni soci mantengano al più presto l’impegno assunto nei Consigli comunali quando affermarono che in caso di affermazione del sì ai referendum avrebbero rinunciato alla privatizzazione.

Anche a Modena, come in tutta Italia, l’esito del voto è inequivocabile: i modenesi vogliono che sui beni comuni non ci sia alcun lucro. Quindi, anche i Comuni di Finale, Ravarino e Nonantola tengano l’acqua fuori dal mercato e proseguano con la gestione pubblica del ciclo dei rifiuti. Con il referendum può ora proseguire la positiva esperienza di Sorgeaqua e si può sviluppare ulteriormente un modello di raccolta dei rifiuti virtuoso, alternativo a quello basato sull’incenerimento voluto dagli azionisti di Hera.

L’esito del referendum è netto. Escono sconfitte le destre, ma anche le politiche basate sulla privatizzazione dei beni comuni, dell’acqua come della salute, del territorio come del ciclo dei rifiuti; indipendentemente dallo schieramento che le attua.
Oggi che il referendum ha detto chiaramente che l’acqua deve rimanere pubblica e che i beni comuni devono restare nelle mani della collettività, ci auguriamo che i Sindaci e il Pd rispettino pienamente la lettera e lo spirito del referendum e restituiscano ai cittadini la piena titolarità di SorgeAqua e Geovest.

Avanziamo, inoltre, ai Sindaci la proposta di costruire un modello gestionale aperto alla partecipazione dei cittadini, affinché SorgeAqua e Geovest siano non solo pubbliche ma partecipate dai cittadini. Questo significa che obiettivi, valutazione dei risultati, bilanci, nomine nei consigli d’amministrazione e loro attività debbano essere pubblici, prevedendo anche la partecipazione di rappresentanti di cittadini singoli e associati ai lavori dei Consigli di Amministrazione.

Il mantenimento pubblico dei beni comuni, assieme ad un alto tasso di partecipazione nelle scelte politiche in merito alla loro gestione, sono la miglior garanzia di una gestione dei servizi locli svolta nell’esclusivo interesse della collettività.

giovedì 9 giugno 2011

Newsletter

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sabato 4 giugno 2011

12-13 Giugno vota si

domenica 15 maggio 2011

12-13 Giugno vota si

mercoledì 13 aprile 2011

FERMIAMO L'ICUBO NUCLEARE


Proviamo a fare il punto di quello che stà succedendo in Giappone, della folle idea di nuclearizzare l'Italia, lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, è reale l'ipotesi di soddisfare il Paese con energie alternative, e quali sono, senza imbarcarci in pericolosi impianti che di sicurezza hanno solo l'idea.
Chiediamolo a MARIO TOZZI dove? a San Giovanni in Persiceto Martedì 19 Aprile alle ore 21,00

domenica 3 aprile 2011

Salvare le rinnovabili. Salvare il Paese

Salvare le rinnovabili. Salvare il Paese

Autore: Sergio Ferraris

In questa settimana si decidono le sorti del fotovoltaico e dell'eolico in Italia, con l'approvazione in Consiglio dei ministri di una legge che di fatto chiude entrambi i settori industriali e mette in seria difficoltà anche l'installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto delle case private. Il settore delle rinnovabili chiede la solidarietà di tutti coloro che pensano che le rinnovabili siano una risposta alla crisi energetica,e a quella congiunturale, alla dipendenza dal petrolio e dal gas libico e una risposta al'effetto serra. E chiede che si mandi una lettera (quella che segue) alla Presidenza del consilgio e a vari ministeri (indirizza mail in basso) per scongiurare la morte per decreto di uno dei pochi comparti produttivi che in questi ultimi anni ha funzionato nel paese.
Leggete, inviate e diffondete.


On. Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Ministro dello Sviluppo Economico
On. Ministro dell'ambiente, della tutela della natura e del mare
On. Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali

In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E' un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie. E' quello che succederà se il Consiglio dei Ministri approverà il decreto sulle rinnovabili nella versione che circola in questi giorni all'interno del Parlamento e su cui si leggono anticipazioni di stampa.
Dopo pochi mesi dalla (lungamente attesa) approvazione, nel mese di agosto dello scorso anno, della legge sul nuovo conto energia, lo scorso 31 gennaio la Commissione europea ha adottato, come noto, una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti.

A dispetto di queste premesse nelle bozze del decreto legislativo rinnovabili leggiamo la previsione di introdurre retroattivamente un limite vincolante di 8.000 MW. Un vero e proprio tetto al fotovoltaico, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla Germania. È questa la prospettiva che annienterebbe il settore fotovoltaico a partire dalla prossima settimana con l'eventuale approvazione in Consiglio dei Ministri. A farne immediatamente le spese saranno circa 120.000 lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nel fotovoltaico, e 160 mila famiglie italiane che non potranno diventare indipendenti sul piano energetico.

In queste condizioni un'industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l'ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l'opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l'eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?

Nonostante il parere positivo in sede di Commissioni Parlamentari (per cui lo schema di decreto attuativo della direttiva 2009/28 sull’energia da fonti rinnovabili si inserisce nel quadro della politica energetica europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e le emissioni di CO2) il dibattito in corso, specie per le notizie di stampa spesso espressione di interessi non necessariamente palesi e esplicati in sede politica e sociale, sembra preludere ad un intervento legislativo che andrà, si teme, in senso diametralmente opposto a quello, voluto dalla Commissione, di incoraggiamento delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili.
La realtà è diversa. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, è vero che il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Gli incentivi (che, ricordiamo, non gravano sul bilancio dello Stato ma nemmeno su quello delle famiglie, come invece si è letto in questi giorni) hanno creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.

I Verdi, e gli ecologisti, i cittadini, le imprese, confidano nel senso di responsabilità del Governo e del Parlamento affinché si voglia intervenire per evitare che un altro tassello della nostra economia cada vittima di contrapposti interessi e di battaglie ideologiche.

Confidiamo che saprete dare un futuro alle nostre famiglie e ai nostri figli che si trovano oggi incolpevoli nella precarietà e nell'incertezza."

Saluti 100% Rinnovabili

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mercoledì 30 marzo 2011

Il 12 Giugno diciamo No al Nucleare


Il 28 marzo 1979 a Three Mile Island si verificò il più grave incidente nucleare degli Stati Uniti.
Al Madison Square Garden dal 19 al 23 settembre, si svolse una festa di suoni di canzoni senza frontiere, di jam sessions e di speranza per un futuro in cui, come disse Stephen Stills, "sia possibile costruire un'industria sulla forza benefica del sole. E per far questo partiamo da una chitarra". La cinque giorni di No Nukes fu una Woodstock "per una causa", per la generazione dell'impegno degli anni Settanta.
La organizzarono quelli del Muse (Musicians United for Safe Energy), un gruppo di musicisti animati dal sano desiderio di cambiare prima l'America e poi il mondo. Capeggiati da Jackson Browne e Graham Nash, allestirono la più grande festa musicale dei nostri anni (e anche l'ultima di tale portata).
La canzone guida fu "Power", il potere del sole, dell'acqua, del sole, del vento che prendono il posto del velenoso potere atomico. Sono trascorsi più di 30 anni: allora centrarono l'obiettivo di scatenare nei giovani una nuova passione, a metà tra l'ideale e la politica di tutti i giorni.

Abbiamo ancora bisogno di questa sana passione, partecipate alle prossime riunioni organizzative del comitato referendario per il SI, scrivete a nonukemodena@gmail.com

domenica 20 marzo 2011

ACQUA BENE COMUNE


Dopo lo splendido risultato della raccolta firme, 1400000 raccolte in soli tre mesi, adesso dobbiamo ricompattarci tutti e fare un'ulteriore sforzo, dopo che la consulta ha accettato 2 dei tre quesiti referendari che avevamo proposto, accorpandoli a quello contro il Nucleare e contro il Legittimo Impedimento.
Uno sforzo che ci deve portare ad un risultato storico, portare almeno 25000000 di cittadini a votare , raggiungendo in tal modo il quorum necessario.
E' in quest'ottica che sono state attivate molte iniziative in tutt'Italia, volte al convincimento del più alto numero di persone sull'utilità del referendum.
una di queste è la Manifestazione del 26 Marzo a Roma, per ribadire ancora il nostro NO alla PIVATIZZAZIONE del Servizio Idrico Integrato, è necessario che la manifestazione sia un successo, è necessario che il "12Giugno" data presunta del Referendum la gente ignori lìinvito subdolo di andare al mare e si rechi in massa a votare.
L'acqua è un tuo diritto. La privatizzazione te la toglie. Fermiamoli

domenica 27 febbraio 2011

ACQUA BENE COMUNE

L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita.

L’acqua è il primo bene comune dell’umanità, irrinunciabile e appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto umano inalienabile. Lo ha riconosciuto anche l’assemblea delle Nazioni Unite nel luglio scorso. Per questo l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti. Le grandi multinazionali si stanno impossessando dell’acqua, in ogni parte del mondo. Vogliono trasformarla in una merce e guadagnarci sopra ……. Tutte/i dobbiamo impedirlo. Tutte/i assieme dobbiamo fermare la privatizzazione dell’acqua.

E’ una battaglia di civiltà.

Ci riguarda tutti, cittadine e cittadini, donne e uomini d’arte e di cultura. Riguarda i popoli. Riguarda le generazioni che verranno. Il nostro futuro. Anche in Italia l’acqua è sotto attacco per renderla definitivamente privata e farla diventare un business di pochi. E, come dappertutto nel mondo, anche qui le popolazioni e i movimenti sociali, si oppongono. La scorsa primavera il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e una vastissima coalizione di movimenti e associazioni hanno promosso un referendum per dire Basta alla privatizzazione. 1 milione e quattrocentomila cittadine e cittadini hanno firmato i tre quesiti referendari.

Il 12 gennaio la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due quesiti.

Tra il 15 aprile e il 15 giugno – se non ci saranno le elezioni anticipate - potremo finalmente votare.

Ma non basta votare SI per abrogare le leggi che vogliono consegnare l’acqua al mercato Per rendere valida la consultazione, e ritornare ad una gestione pubblica e partecipata di questo bene, è necessario raggiungere il quorum, portare al voto almeno 25 milioni di italiani.

Tutti dobbiamo impegnarci per conseguire questo risultato, per convincere colleghi, amici e conoscenti ad andare a votare per i referendum. Insieme possiamo farcela.

sabato 27 novembre 2010

Sabato 4 dicembre TUTTI a Bologna

In occasione della Manifestazione nazionale per sostenere la richiesta di Moratoria rispetto alle scadenze imposte dal decreto Ronchi, l'EMILIA ROMAGNA si mobilita SABATO 4 DICEMBRE con un corteo a Bologna.

Se la richiesta della moratoria non verrà accolta, i Comuni saranno obbligati a cominciare a vendere parte delle proprie quote ai privati già a partire dalla fine del 2011 e qualcuno lo farà anche prima della scadenza, senza aspettare l'esito del Referendum!
Noi chiediamo invece che si faccia prima il Referendum, poi si decida chi dovrà gestire l'Acqua.

Non mancate!!! È l'unico modo per far sentire la nostra voce e lo faremo con un corteo vivace e colorato, pieno di musica e di allegria. Come l'acqua!

Il concentramento è previsto davanti alla sede di HERA Spa, V.le Berti Pichat, alle ore 15,00.

Appuntamento per Modena e provincia: Treno Regionale delle ore 14,01 da Modena.
Comitato Modenese Acqua Pubblica - info: 340 6703188 - 339 4140222

presentata moratoria per l'acqua

Al Presidente del Consiglio Comunale

Oggetto: Mozione per una moratoria sui procedimenti attuativi previsti dalle norme vigenti in materia di affidamento della gestione dei servizi idrici e, in particolare, dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008. Richiesta di non procedere all’attuazione di quanto previsto dalle normative oggetto di consultazione referendaria.

Premesso che

Lunedì 19 luglio 2010 sono state depositate in Cassazione 1.400.000 firme di cittadini per la richiesta di tre referendum abrogativi in materia di gestione dei servizi idrici, frutto di una straordinaria adesione dei cittadini su tutto il territorio nazionale e anche nel nostro comune.

Tali richieste di referendum intendono abrogare l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 (primo quesito), l’art. 150 del D. Lgs. n. 152/2006 (secondo quesito) e l’art. 154 del medesimo D. Lgs. n. 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone nella determinazione della tariffa la considerazione dell’adeguata remunerazione del capitale investito (terzo quesito).

La consegna di tali firme, in numero tra l’altro senza precedenti nella storia referendaria, comporterà, fatto salvo il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale, l’indizione per la primavera del prossimo anno dei tre referendum richiesti e la conseguente votazione vincolante da parte di tutto il popolo italiano in materia di gestione dei servizi idrici.

Proprio per permettere una consultazione democratica generale sul merito della questione relativa all’affidamento dei servizi idrici, il Comitato promotore dei tre referendum sull’acqua ha inviato una lettera al Governo, Ai Presidenti di Camera e Senato, ai Capigruppo di Camera e Senato con la richiesta dell’immediata approvazione di un provvedimento normativo che disponga la moratoria - fino all’avvenuto voto referendario - su tutti i procedimenti attuativi previsti dalle norme vigenti in materia di affidamento della gestione dei servizi idrici ed, in particolare, dall’art. 23 bis della Legge n. 133/..

Inoltre si evidenzia il rischio di trovarsi in presenza di un vuoto legislativo a livello di Enti ed Ambiti decisionali in tema di affidamenti del SII, in funzione della soppressione, a decorrere dal marzo 2011, degli ATO introdotta dall'art.1 comma 2 della legge 42/2010, che attribuisce alle Regioni il compito di definire entro un anno, con legge, le funzioni già esercitate dagli ATO.

tutto cio’ premesso e a nome anche delle cittadine e dei cittadini firmatari, la cui adesione è stata superiore a qualsiasi altra iniziativa referendaria sinora promossa nella storia di questo Paese

chiede

Al Sindaco e la Giunta di porre in essere iniziative locali,rivolte alla cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua nel nostro territorio, sia ambientali che gestionali, al fine di consentire l’apertura di una discussione ampia, consapevole e democratica, rappresentativa delle diverse posizioni sul tema, in vista di un voto referendario che determinerà i futuri assetti della gestione di un servizio essenziale come quello idrico;

Visto

che per il regime transitorio degli affidamenti al Comune di Ravarino si applica la lettera d) del comma 8) dell’art.23 bis L.133/08 e successive modifiche inserite nel Decreto Ronchi;

chiede

al Sindaco e la Giunta di non procedere, nel rispetto della legislazione vigente, nell’attuazione di quanto previsto dalle norme in materia di affidamento della gestione dei servizi idrici ed, in particolare, dall’art. 23 bis della Legge n. 133/2008 e successive modifiche, in quanto oggetto di prossima consultazione referendaria.

Comitato di tutela ambientale Castel Crescente


martedì 6 luglio 2010

A proposito del Giugno Ravarinese

Il Giugno Ravarinese, una festa per tutti?


Rileggendo un passo dell’introduzione del Sindaco Marino Gatti al giornalino (programma) che è pervenuto nelle case dei cittadini in occasione del Giugno Ravarinese, abbiamo trovato alcune contraddizioni che ci lasciano perplessi, cosi comincia:
“È importante poter uscire di casa e trovare, senza doversi spostare con l’auto, attività culturali, artistiche, sportive e ricreative nelle strade e nelle piazze del proprio comune.
Il Giugno Ravarinesi offre tutte queste possibilità ed evidenzia, ancora una volta, il ruolo del volontariato, dell’associazionismo e dello spirito d’iniziativa di singoli cittadini nel creare per Ravarino servizi, opportunità e occasioni di aggregazione e conoscenza.
Nella parte in neretto leggasi: servizi, opportunità e occasioni di aggregazione e conoscenza, ci chiediamo, come è possibile portare conoscenza senza informazione? Se per conoscenza si intende, far partecipi i cittadini anche di problematiche che investono il nostro futuro, è proprio in momenti come questi, di grande partecipazione, che è utile e indispensabile informare i cittadini di quello che sta accadendo e dei progetti che si stanno portando avanti per migliorarne, o non peggiorarne, la vita.
Questo è stato precluso!, impedendo la raccolta firme per un Referendum contro la Privatizzazione del servizio idrico (l’acqua).
Quale miglior occasione ci può essere, in un piccolo Comune, se non la Fiera, che non può essere e non deve essere un’esclusiva di un’associazione, seppur meritevole, ma essere libera e aperta a tutte e tutti quelli che vogliono informare e proporre soluzioni su varie tematiche per il Bene Comune.
La raccolta firme, da parte di un Movimento non Politico, sicuramente non avrebbe intaccato lo spirito della festa, e sarebbe servito ad informare su una questione che arriverà ad interessare tutti.
Questo dimostra una volta di più come si tenti in ogni occasione di nascondere o non affrontare le questioni sociali (che disturbano la festa), facendo il gioco di chi ha forti interessi nell’addormentare la coscienza delle persone.
Poi magari verrà detto che non si può sempre fare del “terrorismo mediatico”, ma se l’informazione e le lotte non si fanno per tempo non si vincono, vedi riforma della scuola che taglia classi e riduce le ore di insegnamento, a Ravarino si è arrivati a raccogliere le firme quando gli effetti erano ormai sanciti, forse era meglio mobilitarsi prima dell’approvazione della riforma della scuola, come qualcuno ha cercato di fare senza ottenere seguito; l’importate è però fare un mese di “baldoria” e “solo“ qualche iniziativa impegnata durante l’anno, magari non nei giorni della tombola.

Il Comitato di Tutela Ambientale
“Castel Crescente”

mercoledì 2 giugno 2010

ARIA respiro di Gaia



Anche quest’anno, in occasione del Giugno Ravarinesi, abbiamo sentito il dovere rendere partecipi tutti i cittadini su argomenti che concorrono a rendere la vita e la convivenza civile più sostenibile.
Dopo l’Energia, i Rifiuti e l’Acqua , quest’anno abbiamo voluto parlare di ARIA, aria come fonte indispensabile alla vita, aria da considerare”Bene Comune”! che come tale, abbiamo l’obbligo di preservarla e mantenerla il più possibile pulita , per noi e per le Future Generazioni.
Ma cosa sono i beni comuni?! Un bene è comune perché è disponibile e accessibile a tutti, la sua disponibilità deve essere universale. Si parla di bene comune, quando si tratta di beni essenziali e insostituibili per la vita, cioè senza i quali e difficile , se non impossibile, vivere, come l’Aria, l’Acqua e la Terra che fanno parte delle necessità vitali. È per questo riteniamo che l’Aria appartenga per necessità vitale al campo dei Diritti Umani e Universali. Un diritto Umano è per definizione indivisibile, imprescindibile, non si può scegliere un diritto come si sceglie un’automobile o un telefonino, il diritto è un “Titolo” inerente alla natura della dignità umana, ed è per questo che è responsabilità collettiva renderlo accessibile a tutti e salvaguardarlo in ogni forma, in modo da poter lasciare ai nostri figli e alle Generazioni future, un mondo meritevole di essere vissuto, un impegno che ci deve coinvolgere tutti, perché tutti ne siamo i custodi e non i proprietari.



MADRE TERRA

Senza la Madre Terra non saremmo qui,
eppure la stiamo uccidendo,
stiamo distruggendo l’aria, l’acqua,
stiamo prendendole tutti i suoi poteri naturali,
come il petrolio, l’uranio,
poteri che possono essere
un elemento devastante per la nostra vita,
non solo quella dei Lakota,
ma quella di tutti gli esseri umani.
Birgil Kiils Straight,
Lakota (Sioux)

domenica 9 maggio 2010

Referendum contro la privatizzazione dell'acqua

Anche il Comitato Castel Crescente ha aderito alla campagna referendaria "L'ACQUA NON SI TOCCA" e ha organizzato una raccolta firme l'8 maggio a Ravarino, raccogliendo 135 firme,
che riteniamo sia un 'ottimo risultato.
In pratica, cosa si prefigge questo referendum, insomma, cosa vogliamo?
Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l'accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa. perché si scrive acqua, ma si legge democrazia. Nella foto vediamo anche il Sindaco di Ravarino Marino Gatti prima di firmare
Un grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato e condiviso con noi questo momento di partecipazione.

lunedì 5 aprile 2010

RIPRENDIAMOCI L'ACQUA

Mozione per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato

PERMESSO

  1. Che la gestione del servizio idrico in Italia era riformata fino a poco tempo fa dall'Art 23 Bis della Legge 133/2008, che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a soggetti o società privati, mediante il ricorso a gara, favorendone di fatto l'inizio della privatizzazione in modo forzato;
  2. Che il recente Articolo 15 del D.L. 135/2009, che ha ri-normato l'Art 23 Bis, muove passi ancora più decisi verso la privatizzazione dei servizi pubblici, in particolare per quelli idrici, prevedendo:

a) la gestione dei servizi a rilevanza economica da parte di imprenditori o società in qualunque forma costituite, soggetti individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata con quota di capitale privato non inferiore al 40%;

b) la cessazione degli affidamenti “in-house” a società totalmente o a larga maggioranza pubbliche, controllate principalmente dai comuni, alla data del 31 dicembre 2011.

CONSIDERATO

a) che le modifiche introdotte dall'Articolo 15 del D.L. 135/2009 non scongiurano in alcun modo la possibilità di creazione dei cartelli oligopolistici, che nella pratica potrebbero diventare gli unici controlli dell'acqua pubblica nel periodo di loro affidamento, epilogo da scongiurare, nel rispetto di un concetto inviolabile che annovera l'acqua come un diritto universale e non come merce

VALUTATO

  1. Che le suddette modifiche espropriano l'acqua potabile dal controllo degli enti locali a maggioranza pubblica e dunque dei cittadini, poiché di fatto la consegnano al mercato, con tutte le ripercussioni sociali ed economiche che questo può generare;
  2. Che è dunque necessario che le Amministrazioni prendano una posizione chiara al fine di tutelare l'acqua dai pericoli insiti nell'applicazione dell'Art. 15 del D.L. 135/2009

RIPROPONIAMO

che il Consiglio Comunale di Ravarino, Sindaco e Giunta, si impegnino ad elaborare e votare la modifica dello Statuto Comunale introducendovi, nelle modalità ritenute più opportune dopo adeguato confronto tra maggioranza e opposizioni in seno al Consiglio e/o con la nomina di una specifica Commissione Consiliare, i seguenti principi:

  1. riconoscere il Diritto umano all'acqua, ossia l'accesso all'acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell'acqua come bene comune pubblico;
  2. confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
  3. riconoscere che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l'accesso all'acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso gli Art. 31 e 114 del d. lgas n. 267/2000;

e contestualmente si impegnino ad intraprendere tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall'Art. 23Bis Lg. 133/2008, come modificato dall'Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gare della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell'acqua ai privati entro il 2011.

A tal proposito, alleghiamo una possibile proposta di modifica dello Statuto (vedi allegato A) in visione da valutare (in giallo le parti aggiuntive) e condividere nell'ambito delle future discussioni consiliari.

venerdì 1 gennaio 2010

eccezionalità che diventa normalità

[ 28 dicembre 2009 ] Acqua Aree protette e biodiversità Clima Urbanistica e territorio

L'eccezionalità diventata norma e la percezione (folle) della natura ad uso e consumo dell'uomo

Umberto Mazzantini

LIVORNO. Leggendo le cronache di queste alluvioni annunciate che sconvolgono i bacini idrici, mangiano montagne, allagano le pianure di un Paese fragile ed immobile che consuma cemento a ritmi frenetici cinesi, vengono subito in mente due o tre cose. La prima è il richiamo ossessivo all'eccezionalità dell'evento. Un mantra salvifico e in qualche modo consolatorio che recitano soprattutto politici ed amministratori, come se ormai "l'eccezionalità" non fosse diventata la norma, come se gli "eventi estremi" non fossero ormai la quotidianità climatica che segna il nostro tempo, come se gli annunci fatti da scienziati, ambientalisti, Ipcc ed Unfcc che questo (esattamente questo) sarebbe accaduto, fossero una clamorosa scoperta che rinnoviamo stupiti ad ogni violento e prolungato nubifragio. Le esondazioni di Natale dimostrano che occorre al più presto pensare all'eccezionalità come normalità, come quello che ci aspetta, attrezzarci a questo, a far fronte a quel che accadrà in una delle regioni del pianeta, quella mediterranea, ritenuta più a rischio nei vari scenari dell'Ipcc. Ma quell'acqua e fango che avanzano, invadono strade e sfondano porte ci dicono anche che i nostri calcoli sono sbagliati, proprio perché fatti con i dati della normalità, con i corsi e ricorsi decennali, centennali e duecentennali che non esistono più, spazzati via da un clima che non ubbidisce più a regole che credevamo immutabili. E se sono sbagliati i calcoli sono sbagliati anche i rimedi, le previsioni, le misure. Dai commenti e dalle proteste di questi giorni (anche di chi giustamente piange i suoi beni e trema per il pericolo scampato) emerge un'altra cosa con cui bisognerà fare i conti. Una cosa che ha a che fare con la politica, la cultura popolare e la percezione della natura. In molti, probabilmente la maggioranza, sono convinti che, grazie alla tecnologia ed all'intervento umano, tutte le catastrofi potrebbero essere evitate e se non lo sono è colpa della mancanza di infrastrutture, investimenti, uomini dedicati. Non è così (o meglio non è sempre e solo così). Al di là dell'argine che cede, delle nutrie (importate dall'uomo) che lo scavano, dell'alveo non pulito dal Consorzio... non esiste miracolo tecnologico che possa mettere per sempre al riparo l'uomo dalla natura, dalla sua forza benefica e devastante. Il pensarlo fa parte di quell'artificializzazione della realtà che stiamo vivendo, rispecchia, dalle nostre imbandite tavole natalizie, l'opposto fatalismo di chi nei Paesi poveri e poverissimi vive le catastrofi naturali come inevitabile, come volere di un Dio imperscrutabile. Pensare che basti alzare argini, spalmare cemento, imbrigliare e confinare altrove la forza della natura ci salverà da ogni pericolo è una vana speranza, l'uomo deve comprendere, o ritornare a comprendere, che ci sono posti non fatti per le sue case, le sue strade e le sua fabbriche, posti che la natura prima o poi si riprenderà. Occorre pensare alla terra non più come a qualcosa di immutabile, ma a qualcosa che si assesta, crolla, si muove, esonda, distrugge, modifica e crea. Allora occorre fargli spazio, perché nessuna barriera resiste. Ce lo dicono le molte tragedie "naturali" vissute dall'Italia in questo luttuoso 2009 di terremoti e frane, alluvioni e slavine. Anche le critiche alla Protezione civile sono abbastanza ingenerose, probabilmente la vigilia ha sorpreso molti volontari ed operatori con il panettone in bocca, la reazione è stata quella di un giorno di festa dove non ci si attende che pace e tranquillità, ma è proprio quanto si diceva prima: la natura e le sue forze sono sempre al lavoro, non conoscono soste e feste, si mettono in moto come, quanto e dove più le aggrada e l'uomo in quel momento (ri)diventa una parte del tutto e le sue ambiziose opere poco più di nulla.

Fateci caso, almeno in Toscana, in molte delle aree colpite dall'alluvione sono in progetto grandi infrastrutture, mega-supermercati, villaggi e porti turistici affacciati su spiagge erose, con il mare che ormai scava le strade... nessuno, salvo i soliti pochi, parla di rivedere queste scelte, in molti accusano i "verdi" di non aver lasciato fare (ma dove?) infrastrutture pesanti che probabilmente non sarebbero servite a nient'altro che ad amplificare i danni. Asciugata l'acqua e la rabbia, le autostrade e gli svincoli avanzeranno nel fango e i mobili svedesi arriveranno finalmente a Migliarino, si costruiranno i villaggi turistici alle foci dei fiumi che oggi fanno paura e le dighe foranee per ospitare un turismo nautico che si mangerà definitivamente quello balneare. L'uomo fa presto a dimenticare, la natura no. L'alluvione di Natale potrebbe essere un monito, un richiamo a far meglio, a comprendere le nuove dinamiche ambientali con le quali dovremo fare i conti, ma ne dubitiamo. Fino ad oggi l'esperienze che abbiamo vissuto (salvo rare eccezioni) sono state quelle della messa in sicurezza del territorio per continuare a fare quel che si faceva prima e più di prima. Il risultato è spesso stato quello di un'ulteriore cementificazione, "indurimento" e infrastrutturizzazione che ha cambiato nuovamente i parametri della messa in sicurezza ed esposto nuovamente il territorio ai pericoli che si sarebbero dovuti evitare. Se si mette in sicurezza per continuare a costruire dove non si dovrebbe, se si ricostruisce dove l'acqua si era ripresa i suoi antichi cammini, probabilmente c'è qualcosa che non va. La grande ed indifferibile opera pubblica del recupero del nostro territorio nazionale ha probabilmente bisogno di essere costruita con una materia prima essenziale: il rispetto degli equilibri esistenti, che sono fatti sempre più anche di repentini e violenti squilibri, dell'adattamento delle opere dell'uomo ai mutamenti naturali e non della natura all'uomo, non rincorrendo un impossibile sogno prometeico di addomesticamento della forza della natura con la tecnologia, ma mettendo la tecnologia al servizio della sicurezza dell'uomo e dell'equilibrio che abbiamo contribuito a rompere.

mercoledì 20 agosto 2008

Aiutiamo Dante De Angelis

Ciao a tutte/i,
molti di voi probabilmente avranno seguito il licenziamento di Dante De Angelis, il macchinista delle FS e responsabile sindacale alla sicurezza. Volevo invitarvi a firmare la petizione on line per la sua riassunzione sul sito firmiamo.it.


Vi allego il comunicato di ATTAC

DANTE E’ UNO DI NOI. LICENZIARE I DIRIGENTI DI TRENITALIA!

Ancora una volta, le ex Ferrovie dello Stato ora divenute Trenitalia SpA, mostrano il vero volto della privatizzazione dei servizi pubblici : l’unica legge è il mercato, i diritti dei lavoratori e dei cittadini sono variabile dipendente.

Solo così, l’ex sindacalista Cgil Moretti, ora amministratore delegato della SpA, può permettersi di licenziare Dante De Angelis, un ferroviere responsabile della sicurezza, che tutte/i abbiamo imparato a conoscere per le costanti denunce sul peggioramento delle condizioni di lavoro e sui conseguenti disastri sul versante della sicurezza e della qualità del servizio reso ai cittadini.

Nell’Italia “brunettizzata” di questi infausti tempi, Trenitalia ha forse pensato che un licenziamento a ferragosto potesse passare sotto silenzio e rassegnazione.

Così non è, così non deve essere.

Dante è uno di noi.

La sua lotta per diverse condizioni di lavoro e di sicurezza del trasporto ferroviario è la nostra lotta contro tutte le privatizzazioni e la trasformazione in merce dei beni comuni e dei servizi pubblici.

Muoversi è un diritto. Poterlo fare utilizzando il trasporto pubblico è oggi più che mai una necessità.

Tutto questo non ha nulla a che fare con la ricerca di un business che ha trasformato i trasporti dei pendolari in viaggi allucinanti e i viaggiatori sulle lunghe percorrenze in polli da spennare…in attesa della privatizzazione definitiva con l’alta velocità.

Mentre i lavoratori, ormai considerati poco più che un peso, sono costretti a turni massacranti, straordinari senza interruzione, carichi di lavoro sempre più pesanti. E al silenzio o ad essere licenziati se solo fanno il loro dovere di informare sui rischi per la sicurezza dei trasporti.

Chiediamo con forza l’immediato reintegro di Dante nel suo posto di lavoro, ma chiediamo anche che si apra tra i lavoratori e i cittadini un forte canale di comunicazione e di mobilitazione comune per chiedere con forza la ripubblicizzazione del trasporto pubblico e la sua gestione partecipativa con il concorso dei lavoratori e degli utenti a qualsiasi livello.

Vogliamo vivere in un Paese in cui salire su un treno non sia più un costoso incubo quotidiano, bensì un modo per muoversi senza preoccupazioni e contribuire alla tutela dell’ambiente e della qualità della vita.

Siamo certi che sarà così se a guidare quel treno ci saranno Dante e quelli come lui.


ATTAC ITALIA

sabato 26 aprile 2008

Le tre A

Ambiente, Agricoltura, Alimentazione

L’agricoltura è un insieme di attività fondamentali per la sostenibilità della società e per l’identità storica e culturale del Paese. La riduzione dell’uso della chimica in agricoltura, lo sviluppo del biologico, la tutela delle produzioni tipiche e di qualità, la manutenzione e la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico, lo sviluppo di produzioni energetiche rinnovabili: questi gli obiettivi strategici che bisogna assegnare all’Agricoltura, le cui diverse funzioni vanno riconosciute anche in termini di risorse economiche.
A tal fine è necessario un rafforzamento del sistema di autorizzazione, controllo e vigilanza sui prodotto, la promozione di marchi per le produzioni di qualità, l’incentivazione di sistemi di etichettatura per la rintracciabilità della materia prima. Si tratta di strumenti per rafforzare il ruolo delle produzioni di qualità e biologiche a tutela dei consumatori e dei produttori. Una nuova alleanza è necessaria oggi tra cittadini consumatori e cittadini produttori in agricoltura, un’alleanza che faccia del nesso tutela dell’ambiente e della salute promozione della qualità, il piano di rilancio di un settore vitale della società.

sabato 12 aprile 2008

Elezioni rinuclearizzate

Elezioni rinuclearizzate

di Lucia Venturi www.greenreport.it

LIVORNO. L’ultimo giorno di campagna elettorale si chiude con un uno scambio rovente di opinioni sopra un tema che ha caratterizzato sin dall’inizio il dibattito politico: il ritorno al nucleare. L’oggetto che ha scatenato l’ultimo match è una mappa presentata da Pecoraro Scanio, attribuita ad uno studio commissionato dal Pdl, in cui si evidenziano possibili siti dove poter realizzare nuove centrali nucleari in Italia. Ben 15 le aree idonee, che rappresentano altrettanti siti dove o già esistono vecchie centrali in decommissioning, o su cui erano state proposte centrali poi mai costruite, dal momento che il nostro paese ha scelto nel 1987 con un referendum, che vide oltre l’80% della popolazione esprimersi in maniera contraria all’energia atomica, di abbandonare quella strada per produrre elettricità. Studio immediatamente smentito dal responsabile energia del Pdl, Stefano Saglia, che richiama ad una posizione ben più realistica espressa dal suo partito: prima l’istituzione di una agenzia per risolvere il problema delle scorie ancora in attesa di essere messe in sicurezza, poi la possibilità di individuare al massimo due, tre siti dove pensare di realizzare nuove centrali. Chiamato in causa da Pecoraro Scanio anche il partito democratico «di voler riaprire al nucleare», gli risponde subito Realacci che non se ne parla di riaprire centrali nel nostro paese e che l’apertura è invece alla ricerca del nucleare di nuova generazione. Se l’intento era quello di lanciare un carico da novanta sulla parte avversa, il risultato ottenuto è ben lungi dall’atteso. Ma quello che sorprende non è tanto la polemica (tutta elettorale) tra le parti, quanto il fatto che il tema nucleare sia stato, in questa campagna elettorale, una delle principali questioni di cui si è discusso. E su cui anche la stampa ha dato un contributo non indifferente a tenere vivo il dibattito, in maniera quasi quotidiana. Una situazione del tutto nuova, non tanto per il fatto di scoprire che vi sono opinioni favorevoli all’energia atomica (tra l’altro bipartisan), o che l’apertura alla ricerca sulla nuova generazione di centrali atomiche sia scritta nei programmi elettorali: cosa questa del resto nota e già presente anche nella scorsa campagna elettorale. La novità sta nel fatto che vi sia un evidente cambiamento di approccio diffuso che permette che un dibattito su questo tema, possa diventare prioritario e non marginale nella campagna elettorale. Segno che su questo si pensa di ottenere voti, in un senso e nell’altro da tutte le parti in gioco. E che sia meno accattivante invece, parlare di energie rinnovabili, tema su cui apparentemente sono d’accordo tutti e che si trova in tutti i programmi dei partiti, ma la cui declinazione, sull’eolico ad esempio, potrebbe invece dare origine a diffusi malumori, anche questi certamente bipartisan.