Comitato Castelcrescente

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lunedì 4 luglio 2011

Non Facciamoci Censurare

Pubblicato il: 28 Giugno 2011
Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra 2 giorni un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere. Fra 2 giorni l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!
http://www.avaaz.org

giovedì 23 giugno 2011

SORGEAQUA E GEOVEST, PUBBLICHE E PARTECIPATE

I Comuni di Finale Emilia, Nonantola e Ravarino, soci di SorgeAqua e Geovest, ritirino le delibere con cui nel dicembre scorso hanno approvato la privatizzazione delle società per la gestione del servizio idrico e del ciclo dei rifiuti, e sospendano la messa a gara del 40% delle due società avviate pochi giorni prima del referendum. I Comuni soci mantengano al più presto l’impegno assunto nei Consigli comunali quando affermarono che in caso di affermazione del sì ai referendum avrebbero rinunciato alla privatizzazione.

Anche a Modena, come in tutta Italia, l’esito del voto è inequivocabile: i modenesi vogliono che sui beni comuni non ci sia alcun lucro. Quindi, anche i Comuni di Finale, Ravarino e Nonantola tengano l’acqua fuori dal mercato e proseguano con la gestione pubblica del ciclo dei rifiuti. Con il referendum può ora proseguire la positiva esperienza di Sorgeaqua e si può sviluppare ulteriormente un modello di raccolta dei rifiuti virtuoso, alternativo a quello basato sull’incenerimento voluto dagli azionisti di Hera.

L’esito del referendum è netto. Escono sconfitte le destre, ma anche le politiche basate sulla privatizzazione dei beni comuni, dell’acqua come della salute, del territorio come del ciclo dei rifiuti; indipendentemente dallo schieramento che le attua.
Oggi che il referendum ha detto chiaramente che l’acqua deve rimanere pubblica e che i beni comuni devono restare nelle mani della collettività, ci auguriamo che i Sindaci e il Pd rispettino pienamente la lettera e lo spirito del referendum e restituiscano ai cittadini la piena titolarità di SorgeAqua e Geovest.

Avanziamo, inoltre, ai Sindaci la proposta di costruire un modello gestionale aperto alla partecipazione dei cittadini, affinché SorgeAqua e Geovest siano non solo pubbliche ma partecipate dai cittadini. Questo significa che obiettivi, valutazione dei risultati, bilanci, nomine nei consigli d’amministrazione e loro attività debbano essere pubblici, prevedendo anche la partecipazione di rappresentanti di cittadini singoli e associati ai lavori dei Consigli di Amministrazione.

Il mantenimento pubblico dei beni comuni, assieme ad un alto tasso di partecipazione nelle scelte politiche in merito alla loro gestione, sono la miglior garanzia di una gestione dei servizi locli svolta nell’esclusivo interesse della collettività.

giovedì 9 giugno 2011

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domenica 15 maggio 2011

mercoledì 13 aprile 2011

FERMIAMO L'ICUBO NUCLEARE


Proviamo a fare il punto di quello che stà succedendo in Giappone, della folle idea di nuclearizzare l'Italia, lo sviluppo delle rinnovabili in Italia, è reale l'ipotesi di soddisfare il Paese con energie alternative, e quali sono, senza imbarcarci in pericolosi impianti che di sicurezza hanno solo l'idea.
Chiediamolo a MARIO TOZZI dove? a San Giovanni in Persiceto Martedì 19 Aprile alle ore 21,00

domenica 3 aprile 2011

Salvare le rinnovabili. Salvare il Paese

Salvare le rinnovabili. Salvare il Paese

Autore: Sergio Ferraris

In questa settimana si decidono le sorti del fotovoltaico e dell'eolico in Italia, con l'approvazione in Consiglio dei ministri di una legge che di fatto chiude entrambi i settori industriali e mette in seria difficoltà anche l'installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto delle case private. Il settore delle rinnovabili chiede la solidarietà di tutti coloro che pensano che le rinnovabili siano una risposta alla crisi energetica,e a quella congiunturale, alla dipendenza dal petrolio e dal gas libico e una risposta al'effetto serra. E chiede che si mandi una lettera (quella che segue) alla Presidenza del consilgio e a vari ministeri (indirizza mail in basso) per scongiurare la morte per decreto di uno dei pochi comparti produttivi che in questi ultimi anni ha funzionato nel paese.
Leggete, inviate e diffondete.


On. Presidente del Consiglio dei Ministri
On. Ministro dello Sviluppo Economico
On. Ministro dell'ambiente, della tutela della natura e del mare
On. Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali

In questi giorni, si decide la morte per decreto delle energie rinnovabili in Italia. Quindicimila famiglie rischiano di perdere in pochi mesi il posto di lavoro, un indotto che occupa altre 100.000 persone sarà colpito. E' un prezzo altissimo, in termini sociali ed economici, che verrà pagato da uno dei pochissimi settori produttivi non colpiti dalla crisi e da un numero importante di lavoratori e famiglie. E' quello che succederà se il Consiglio dei Ministri approverà il decreto sulle rinnovabili nella versione che circola in questi giorni all'interno del Parlamento e su cui si leggono anticipazioni di stampa.
Dopo pochi mesi dalla (lungamente attesa) approvazione, nel mese di agosto dello scorso anno, della legge sul nuovo conto energia, lo scorso 31 gennaio la Commissione europea ha adottato, come noto, una raccomandazione in cui invita gli Stati membri ad incoraggiare le politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili, scoraggiando esplicitamente strumenti normativi retroattivi, causa di incertezza sul mercato e di congelamento degli investimenti.

A dispetto di queste premesse nelle bozze del decreto legislativo rinnovabili leggiamo la previsione di introdurre retroattivamente un limite vincolante di 8.000 MW. Un vero e proprio tetto al fotovoltaico, più di 6 volte inferiore a quello fissato dalla Germania. È questa la prospettiva che annienterebbe il settore fotovoltaico a partire dalla prossima settimana con l'eventuale approvazione in Consiglio dei Ministri. A farne immediatamente le spese saranno circa 120.000 lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nel fotovoltaico, e 160 mila famiglie italiane che non potranno diventare indipendenti sul piano energetico.

In queste condizioni un'industria nascente è condannata a morte prima ancora di essere diventata pienamente adulta. Se nell’arco di pochi giorni non si riuscirà a introdurre dei correttivi, il fotovoltaico rischia una Caporetto, con ripercussioni molto pesanti sia in termini occupazionali che di credibilità del sistema Paese. Mentre gli Stati Uniti di Obama, pur in presenza di un taglio delle spese pubbliche molto robusto, mantengono saldo il timone verso lo sviluppo delle rinnovabili, l’Italia rischia un nuovo tracollo dopo quello degli anni Ottanta.

Siamo sbigottiti, è incomprensibile. Non è abbastanza promuovere l'ambiente e la salute di noi tutti, generare ricchezza e dare lavoro a oltre 15.000 addetti diretti e fino a 100.000 indiretti, offrire l'opportunità a oltre 160.000 famiglie di diventare indipendenti energeticamente? Quali interessi si vogliono davvero tutelare? Chi sono i poteri forti che stanno eliminando ad una ad una tutte le rinnovabili? Prima l'eolico, oggi il fotovoltaico. Che destino attende un paese che distrugge sistematicamente le proprie opportunità di sviluppo?

Nonostante il parere positivo in sede di Commissioni Parlamentari (per cui lo schema di decreto attuativo della direttiva 2009/28 sull’energia da fonti rinnovabili si inserisce nel quadro della politica energetica europea volta a ridurre la dipendenza dalle fonti combustibili fossili e le emissioni di CO2) il dibattito in corso, specie per le notizie di stampa spesso espressione di interessi non necessariamente palesi e esplicati in sede politica e sociale, sembra preludere ad un intervento legislativo che andrà, si teme, in senso diametralmente opposto a quello, voluto dalla Commissione, di incoraggiamento delle politiche di sviluppo delle fonti rinnovabili.
La realtà è diversa. A fronte di una crisi che non smette di mordere il tessuto produttivo, è vero che il settore delle rinnovabili si muove in netta controtendenza. Gli incentivi (che, ricordiamo, non gravano sul bilancio dello Stato ma nemmeno su quello delle famiglie, come invece si è letto in questi giorni) hanno creato un volano virtuoso che ha consentito al Paese di riavvicinarsi al gruppo dei paesi leader nel campo dell’innovazione e della capacità produttiva. Il fotovoltaico, in un contesto così difficile come quello che abbiamo visto delinearsi negli ultimi anni, rappresenta un settore in crescita occupazionale e di fatturato, oltre che un settore tecnologicamente in evoluzione.

I Verdi, e gli ecologisti, i cittadini, le imprese, confidano nel senso di responsabilità del Governo e del Parlamento affinché si voglia intervenire per evitare che un altro tassello della nostra economia cada vittima di contrapposti interessi e di battaglie ideologiche.

Confidiamo che saprete dare un futuro alle nostre famiglie e ai nostri figli che si trovano oggi incolpevoli nella precarietà e nell'incertezza."

Saluti 100% Rinnovabili

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mercoledì 30 marzo 2011

Il 12 Giugno diciamo No al Nucleare


Il 28 marzo 1979 a Three Mile Island si verificò il più grave incidente nucleare degli Stati Uniti.
Al Madison Square Garden dal 19 al 23 settembre, si svolse una festa di suoni di canzoni senza frontiere, di jam sessions e di speranza per un futuro in cui, come disse Stephen Stills, "sia possibile costruire un'industria sulla forza benefica del sole. E per far questo partiamo da una chitarra". La cinque giorni di No Nukes fu una Woodstock "per una causa", per la generazione dell'impegno degli anni Settanta.
La organizzarono quelli del Muse (Musicians United for Safe Energy), un gruppo di musicisti animati dal sano desiderio di cambiare prima l'America e poi il mondo. Capeggiati da Jackson Browne e Graham Nash, allestirono la più grande festa musicale dei nostri anni (e anche l'ultima di tale portata).
La canzone guida fu "Power", il potere del sole, dell'acqua, del sole, del vento che prendono il posto del velenoso potere atomico. Sono trascorsi più di 30 anni: allora centrarono l'obiettivo di scatenare nei giovani una nuova passione, a metà tra l'ideale e la politica di tutti i giorni.

Abbiamo ancora bisogno di questa sana passione, partecipate alle prossime riunioni organizzative del comitato referendario per il SI, scrivete a nonukemodena@gmail.com

domenica 20 marzo 2011

ACQUA BENE COMUNE


Dopo lo splendido risultato della raccolta firme, 1400000 raccolte in soli tre mesi, adesso dobbiamo ricompattarci tutti e fare un'ulteriore sforzo, dopo che la consulta ha accettato 2 dei tre quesiti referendari che avevamo proposto, accorpandoli a quello contro il Nucleare e contro il Legittimo Impedimento.
Uno sforzo che ci deve portare ad un risultato storico, portare almeno 25000000 di cittadini a votare , raggiungendo in tal modo il quorum necessario.
E' in quest'ottica che sono state attivate molte iniziative in tutt'Italia, volte al convincimento del più alto numero di persone sull'utilità del referendum.
una di queste è la Manifestazione del 26 Marzo a Roma, per ribadire ancora il nostro NO alla PIVATIZZAZIONE del Servizio Idrico Integrato, è necessario che la manifestazione sia un successo, è necessario che il "12Giugno" data presunta del Referendum la gente ignori lìinvito subdolo di andare al mare e si rechi in massa a votare.
L'acqua è un tuo diritto. La privatizzazione te la toglie. Fermiamoli

domenica 27 febbraio 2011

ACQUA BENE COMUNE

L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita.

L’acqua è il primo bene comune dell’umanità, irrinunciabile e appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto umano inalienabile. Lo ha riconosciuto anche l’assemblea delle Nazioni Unite nel luglio scorso. Per questo l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti. Le grandi multinazionali si stanno impossessando dell’acqua, in ogni parte del mondo. Vogliono trasformarla in una merce e guadagnarci sopra ……. Tutte/i dobbiamo impedirlo. Tutte/i assieme dobbiamo fermare la privatizzazione dell’acqua.

E’ una battaglia di civiltà.

Ci riguarda tutti, cittadine e cittadini, donne e uomini d’arte e di cultura. Riguarda i popoli. Riguarda le generazioni che verranno. Il nostro futuro. Anche in Italia l’acqua è sotto attacco per renderla definitivamente privata e farla diventare un business di pochi. E, come dappertutto nel mondo, anche qui le popolazioni e i movimenti sociali, si oppongono. La scorsa primavera il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e una vastissima coalizione di movimenti e associazioni hanno promosso un referendum per dire Basta alla privatizzazione. 1 milione e quattrocentomila cittadine e cittadini hanno firmato i tre quesiti referendari.

Il 12 gennaio la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili due quesiti.

Tra il 15 aprile e il 15 giugno – se non ci saranno le elezioni anticipate - potremo finalmente votare.

Ma non basta votare SI per abrogare le leggi che vogliono consegnare l’acqua al mercato Per rendere valida la consultazione, e ritornare ad una gestione pubblica e partecipata di questo bene, è necessario raggiungere il quorum, portare al voto almeno 25 milioni di italiani.

Tutti dobbiamo impegnarci per conseguire questo risultato, per convincere colleghi, amici e conoscenti ad andare a votare per i referendum. Insieme possiamo farcela.